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Il Ministero della Transizione ecologica tra ambiente e investimenti

Autore:
Michela Veicsteinas

Data di pubblicazione:
15 Marzo 2021

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Il nuovo dicastero istituito lo scorso febbraio si occuperà di energia, sviluppo sostenibile, mobilità green e lotta ai cambiamenti climatici

Quello della sostenibilità ambientale è un tema caro all’Europa, che con il Green Deal punta alla neutralità climatica in Europa entro il 2050 e a innalzare ad almeno il 50% l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE entro il 2030.

Parallelamente, gli strumenti per rilanciare l’economia messa a dura prova dalla pandemia, in primis il Next Generation Eu – hanno l’obiettivo di stimolare gli investimenti e la sostenibilità delle singole realtà europee.

Con un bilancio settennale (2021-2027) di 750 miliardi di euro, il Next Generation Eu focalizza gli investimenti in alcune aree fondamentali, tra cui rivestono priorità assoluta la transizione ecologica e la transizione digitale, per le quali ogni Stato deve destinare rispettivamente almeno il 37% e il 20% della spesa.

Nel nostro Paese, a cui è destinata una quota di 209 miliardi, pari al 27,8% dell’intero importo, questo si traduce nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il programma di investimenti che l'Italia deve presentare alla Commissione europea nell'ambito del Next Generation EU.

Il PNRR, i cui assi portanti e prioritari sono la transizione verde e digitale del Paese, ai quali saranno destinate la maggior parte delle risorse disponibili in linea con le indicazioni della Commissione europea, si articola in 4 sfide - migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell’Italia; ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica; sostenere la transizione verde e digitale; innalzare il capitale di crescita dell’economia e la creazione di occupazione - e 6 missioni, aree tematiche strutturali di intervento, con pesi diversi in base alle priorità e ai finanziamenti disponibili: digitalizzazione, innovazione e competitività̀ del sistema produttivo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione, formazione, ricerca e cultura; equità sociale, di genere e territoriale; salute.

I prossimi appuntamenti sono stringenti, dal momento che il termine fissato dall’UE per la presentazione dei PNNR (e il piano per la transizione ecologica) è il 30 aprile 2021.

Ambiente e sostenibilità sono dunque una priorità, e in quest’ottica, per affrontare le sfide sempre più stringenti, è stato recentemente istituito il nuovo Ministero della Transizione ecologica (Mite), creato in sostituzione del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, che avrà quindi un ruolo fondamentale nel traghettare il nostro Paese nei prossimi anni.

Un ruolo, quello della transizione, che va oltre il concetto consolidato di ecologia, verso una transizione globale e antropologica, e che – come tale - ci pone di fronte a un approccio che non può più essere né solo globale né solo locale, ma che può definirsi glocal: con una visione globale, ma con soluzioni innestate nel tessuto locale: questo l’approccio del Ministero per affrontare i temi della sostenibilità e dell’ecologia, concetti chiave per il nostro futuro.

Il Ministero, oltre ad assorbire le competenze dell’ex Ministero dell’Ambiente, ha anche alcune delle competenze chiave nel processo della transizione ecologica inerenti principalmente il settore dell’energia, e svolge funzioni in materia di: tutela della biodiversità, degli ecosistemi e del patrimonio marino-costiero, salvaguardia del territorio e delle acque, politiche di contrasto al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale, sviluppo sostenibile, efficienza energetica ed economia circolare, gestione integrata del ciclo dei rifiuti, bonifica dei Siti d’interesse nazionale (SIN), valutazione ambientale delle opere strategiche, contrasto all’inquinamento atmosferico-acustico-elettromagnetico e dei rischi che derivano da prodotti chimici e organismi geneticamente modificati.

Parallelamente, è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE), con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione.

Una sfida complessa, quella legata ai temi economici ed ecologici, ma fondamentale per il futuro del nostro Paese, delle nuove generazioni e del Pianeta tutto.

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