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Nuove mascherine a tempo di record: l’industria italiana risponde

Molte fabbriche affrontano l’emergenza coronavirus riconvertendo la produzione. L’esperienza di Calzedonia e Grafica Veneta, nostre clienti, e di altri marchi importanti del settore abbigliamento

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26 Marzo 2020

L’industria italiana risponde all’emergenza. In un momento difficile e critico per il Paese, sono molti gli imprenditori che utilizzano la propria esperienza e la tecnologia per intervenire dove c’è più bisogno.

Molti lo stanno facendo riconvertendo la produzione per fare fronte alle richieste sempre più impellenti di supporti per contenere l’emergenza sanitaria legata al Covid-19: le mascherine, che stanno scarseggiando ormai da giorni in tutta Italia.

Tra questi, citiamo con orgoglio due nostri clienti, Calzedonia e Grafica Veneta.

Calzedonia, noto marchio italiano, dal 23 marzo ha riconvertito due degli stabilimenti Italiani – quello di Avio (Trento) e di Gissi (Chieti) - e quelli in Croazia per produrre mascherine e camici. L’operazione, promossa dal presidente Sandro Veronesi, è stata possibile sia grazie all’acquisto di speciali macchinari semi-automatici, sia formando le cucitrici al nuovo tipo di produzione. È prevista la produzione di 10.000 mascherine a giorno nella fase iniziale, con un incremento nel periodo successivo. Le prime mascherine sono già state donate al Comune di Verona e all’ospedale di Verona.

Decisione analoga per Grafica Veneta, azienda di Trebaseleghe (Padova) - leader europea nella stampa di libri, tra cui la saga di Harry Potter - che è riuscita a riconvertire la produzione a tempo di record e ha avviato una produzione massiccia di mascherine.

Una capacità produttiva di 500-700 mila pezzi al giorno, che potrebbe raggiungere in breve tempo 1,5 milioni di pezzi giornalieri.

Due milioni di mascherine verranno inoltre donate alla Regione Veneto per essere distribuite gratuitamente ai cittadini grazie all’aiuto della protezione civile e delle associazioni di volontariato.

Ma la lista delle aziende che stanno rispondendo all’emergenza è ampia e aumenta ogni giorno.

A partire dal settore del tessile e della moda, come Miroglio, storica azienda di Alba (Cuneo) che si sta dedicando anch’essa alla produzione di mascherine. Ha iniziato con una produzione di 600 mila pezzi in due settimane, con l’obiettivo di raggiungere le 75-100 mila mascherine al giorno. 

O come Gucci e il gruppo Prada, che hanno risposto all’appello della regione Toscana per la produzione di camici e mascherine per il personale sanitario.

Il gruppo Prada ha riconvertito l’unico stabilimento del gruppo, quello di Montone (Perugia), alla produzione di 80mila camici e 110mila mascherine; Gucci produrrà oltre 1.100.000 mascherine chirurgiche e 55 mila camici.

Ma non sono solo i ‘colossi’ della moda a dare una mano. Tra le tante realtà citiamo la Di-Bi di Besozzo, storica impresa del Varesotto specializzata in abbigliamento sportivo che ha completamente riconvertito la produzione e adesso realizza mascherine. Forte della propria esperienza, utilizza lo stesso materiale impiegato per le divise dei canoisti: un tessuto trilaminato dotato di una membrana protettiva interna per bloccare l’acqua, che in questo caso è adatta a bloccare il passaggio della saliva.

O la Santini di Bergamo, azienda specializzata in abbigliamento per ciclismo, che come altre realtà del territorio sta cercando di aiutare la città, pesantemente colpita dal virus, con la produzione di mascherine.

Iniziative importanti in un momento cosi difficile e complesso per il nostro Paese.



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