BLOG

Albaville

Uno sguardo sul mondo che cambia, case history e informazioni sul leasing

Seleziona categoria
Società

Come cambia il lavoro ai tempi del Covid-19 (e dopo)

Lo smart working non solo come soluzione all’emergenza. Comprendere le reali possibilità e investire in tecnologia: questi gli elementi per introdurre modelli efficienti ed efficaci

  • 20200313174918-adobestock_190007560.jpg

13 Marzo 2020

L’emergenza sanitaria in merito alla diffusione del Covid-19 ha imposto dei forti cambiamenti, temporanei o forse no, agli stili di vita e alle modalità lavorative. Tra tutte, lo smart working è un’importante soluzione per le imprese per fare fronte alle restrizioni imposte al fine di limitare l’estensione del contagio.

Ecco dunque che le pubbliche amministrazioni e le aziende private hanno adeguato in tempo record le proprie modalità organizzative favorendo o imponendo il lavoro agile. Proprio grazie allo smart working le aziende hanno potuto garantire la business continuity in questo difficile momento.

Noi di Alba Leasing, per esempio, siamo stati tra i primi ad adottare lo smart working - il 25 febbraio - anche grazie al fatto che non è una modalità nuova in azienda, e lo manterremo almeno fino al 3 aprile, operando nel rispetto delle regole e della sicurezza delle persone, assicurando sempre un servizio continuo e senza interruzioni a clienti, banche, fornitori

Ma lo smart working non è ‘solo’ la risposta a un’emergenza: è un cambiamento culturale, una modalità organizzativa che, di per sé, offre ampi benefici da non sottovalutare. E sicuramente le aziende già abituate a lavorare in questo modo, in un periodo critico come questo, hanno saputo adattarsi in modo più rapido ed efficace, traendo indiscutibili vantaggi organizzativi e competitivi.

Nonostante sia stato disciplinato dalla Legge n. 81/2017 ed affrontato dalla Legge di bilancio 2019, lo smart working in Italia rappresenta una ‘soluzione di nicchia’, non ancora così diffusa. 

Una recente ricerca del Politecnico di Milano registra infatti un grosso divario tra le grandi aziende - il 58% delle quali dichiara di utilizzare il lavoro agile -, e le PMI, in cui i progetti strutturati sono solo il 12%. Dati interessanti, se pensiamo che le PMI sono circa 3,7 milioni con 9,8 milioni di lavoratori, mentre le «grandi imprese» (con oltre i 250 dipendenti) sono circa 4.500 con 4,3 milioni di lavoratori come risulta da una elaborazione di Infocamere su dati Inps.

Ma in cosa consiste, e cosa comporta, adottare forme di smart working?

Smart working non significa solo ‘lavorare da casa’, presuppone e richiede un cambiamento culturale nell’approccio lavorativo e organizzativo. Si fonda infatti sui concetti di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi fisici, degli orari e degli strumenti da utilizzare, comporta una maggiore responsabilizzazione dei lavoratori finalizzata al raggiungimento di obiettivi e risultati piuttosto che non al numero di ore lavorate.

La tecnologia è la chiave di volta per attuare il cambiamento. Fondamentale e assolutamente imprescindibile è, infatti, la dotazione tecnologica: computer e connettività sono gli strumenti che permettono di lavorare in modalità smart in modo efficiente e produttivo.

Una comprensione delle reali possibilità offerte dal lavoro agile, dunque, unita a investimenti in tecnologia e innovazione: questi gli elementi che offrono una spinta propulsiva verso l’introduzione di modelli efficienti ed efficaci.

I vantaggi? Un maggior benessere del lavoratore e un conseguente aumento della produttività (stimato in circa il 15% per lavoratore). Vantaggi anche per l’ambiente, se pensiamo che una sola giornata a settimana di remote working può fare risparmiare in media 40 ore annue di spostamenti, con una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno.

Un sistema, dunque, che può portare benefici tangibili per tutti: per il lavoratore, per l’impresa e per l’ambiente.

 

PER APPROFONDIRE:



Grazie, a breve riceverai una mail per confermare la registrazione!